lunedì, 18 agosto 2008

Mi capita di frequentare con una certa regolarità il Museo di antichità Egizie di Torino. Ogni volta che entro colgo un aspetto nuovo di qualche reperto. E’ sempre una sorpresa. Un particolare sfuggito, un segno geroglifico non notato, una decorazione di un vaso non vista con attenzione.

Ma non sono solo questi gli elementi che attraggono la mia attenzione. Ci sono anche i comportamenti delle persone di fronte a quella mole di reperti dietro le vetrine, o suggestionati dalla grandezza delle statue al cui cospetto vengono a trovarsi. Come non sentirsi piccoli di fronte ai cinque metri e sedici centimetri della statua in arenaria che rappresenta Seti II?

Oltre all’appassionato, al curioso, al distratto, c’è un’altra categoria di persone che frequenta il museo, costituita dal fantomatico: “esoterico a tutti i costi”.

Ognuno è ben libero di pensare, credere e vivere la propria vita come meglio crede, e allo stesso tempo però deve essere libero di accettare lo stupore di chi assiste ad alcune scene, soprattutto se rientrano nell’ordine della caricatura.

Non sto a ricordare tutte le teorie che sono fiorite intorno al potere delle piramidi o degli oggetti “energettizanti” made in Antico Egitto, ma voglio sottolineare come il fascino che esercitano alcuni di questi reperti, possa ravvivare o introdurre nuovi riti da attuare quando ci si trova nelle loro vicinanze. La parte del leone, ovviamente viene svolta dalle statue, a seguire i sarcofagi e poi altri oggetti di diversa natura, dagli amuleti ai bacili.

L’imposizione delle mani sui reperti per far affluire l’energia, è uno dei segni che evidenziano la presenza di un “esoterico a tutti i costi”, ma non solo questo.

Nella sala al piano interrato, quella dedicata agli scavi effettuati, nei primi del ‘900 del secolo scorso, da missioni di scavo condotte dallo steso museo Egizio di Torino, a Gebelain, località a sud di Luxor, un po’ defilato c’è il Bacile della dea Hathor . Questo reperto non è protetto, è semplicemente posizionato sopra una colonnetta  alta circa 160 cm. Con il bacile si arriva a circa 180 cm. Del bacile originario ci sono solo alcuni frammenti, ad esempio quelli riportanti il geroglifico del nome della dea; la stragrande maggioranza della corpo è ricostruito. Ciò nonostante, il bacile, pare abbia effluvi di energia, a tal punto che un giorno, ho visto due persone, un uomo e una donna, ben vestiti che, mani aggrappate al bacile e fronte poggiata sul simbolo della dea (si sta parlando di un segno a forma quadrata di circa 2- 3 cm per lato) si rifornivano in mistico silenzio. Lo stupore è stato , perché era la prima volta che vedevo qualcuno recuperare energia Egizia antica, da un reperto restaurato con materiale moderno e chi sa di che provenienza. L’efficentisimo personale di sala ha invitato le due persone a: “non toccare i reperti, per cortesia” e loro, con fare gentile misto a stato di trances hanno risposto: “Lo sappiamo, grazie, ricarica avvenuta. Buona giornata e scusi se le abbiamo creato disturbo”.

Se me lo avessero raccontato, probabilmente non ci avrei creduto!

Altro esempio, un nuovo rito a cui ho assistito (tralasciando gente che si inginocchia in prossimità delle due sfingi in calcare o di fronte a una delle statue di Sekmet) , anche se prontamente bloccato dal sempre attento e sconvolto personale di sala, è stato quello tentato da un signore, di mezza età, che si è nascosto dentro un sarcofago.

Nello statuario, al pian terreno, c’è questo “enorme” sarcofago, posizionato in verticale di Gemeneferbak, un giudice vissuto in epoca tarda. Le due parti di cui si compone la cassa antropomorfa sono posizionate una di fianco all’altra. Tra il reperto e il muro c’è un piccolo spazio. E, logicamente, il sarcofago è vuoto. Il coperchio presenta la faccia del giudice con al collo l’amuleto della dea Maat, uno scarabeo alato al centro del petto e un’iscrizione rivolta a Osiride. La cassa, invece è completamente incisa di iscrizioni in geroglifico e, in particolare, presenta il Capitolo LXXII del Libro dei Morti.

Il signore, improbabile sacerdote del 2000, decide di mettersi dietro la  cassa, ovviamente in piedi. Posiziona le mani incrociate al petto, nella tipica collocazione delle braccia delle mummie, e si prepara a energizzarsi.

Per l’ennesima volta, l’attento personale di sala si avvicina al signore e dice: “Gentilmente, è vietato toccare” (frase che ripeteranno non so quante volte al giorno), lui, colto un po’ alla sprovvista e per nulla imbarazzato risponde: “Ma io ho pagato il biglietto”. Avrà investito per poi elargire energia a pagamento ai suoi adepti?
postato da: archeoproteo alle ore 13:51 | Permalink | commenti
categoria:egitto, esoterico, museo egizio