ll diritto all'obiezione di coscienza deve essere riconosciuto ancha ai farmacisti. Lo chiede Bendetto XVI nel discorso rivolto oggi alla Federazione Internazionale dei Farmacisti cattolici. "L'obiezione di coscienza e' un diritto che deve essere riconosciuto alla vostra professione permettendovi di non collaborare direttamente o indirettamente alla fornitura di prodotti che hanno per scopo le scelte chiaramente immorali".
Bene, allora quelli che vogliono esercitare questo diritto di obiezione di coscienza, lo facciano in maniera integrale, ovvero cambino del tutto lavoro, vadano a fare altro. L'impressione, da laico, è che si stia esagerando.
Il Santo Padre vuole tornare alla spiritualità della chiesa primitiva. Ma esattamente in quale periodo? Prima del 313 o dopo. Dopo il concilio di Nicea? O prima?
Ha reinserito la messa in latino, peccato che la chiesa primitiva parlasse "greco".
Ma il povero Gesù Cristo, morto in croce perchè consideraro per i suoi tempi un rivoluzionario, un eretico, potesse dirci qualcosa, come commenterebbe le azioni dei successori di Pietro?
Antonio Rosmini (accettabile come citazione in ambito ecclesiastico) nel 1966 dichiarava che: "La chiesa primitiva era povera, ma libera: la persecuzione non le toglieva la libertà del suo reggimento: nè pure lo spoglioviolente dè suioi beni pregiudicava punto alla sua cera libertà. Ella non aveva vassallaggio, non protezione, meno ancora tutela, o avvocatizia: sotto queste infide e traditrici demoninazioni si introdusse la serivtù dè beni ecclesiastici."
Cosa ha che vedere la chiesa attuale con quella primitiva? E come può tornare questa Chiesa a esere secondaria al potere temporale?
Chissà se Benedetto XVI, che invoca una redistribuzione della ricchezza, riuscirà a emulare un suo antico predecessore, Gregorio Magno che durante il suo pontificato (590-604) non esitò a svuotare le casse papali pur di soccorrere l'allora Roma affamata?
Bene, allora quelli che vogliono esercitare questo diritto di obiezione di coscienza, lo facciano in maniera integrale, ovvero cambino del tutto lavoro, vadano a fare altro. L'impressione, da laico, è che si stia esagerando.
Il Santo Padre vuole tornare alla spiritualità della chiesa primitiva. Ma esattamente in quale periodo? Prima del 313 o dopo. Dopo il concilio di Nicea? O prima?
Ha reinserito la messa in latino, peccato che la chiesa primitiva parlasse "greco".
Ma il povero Gesù Cristo, morto in croce perchè consideraro per i suoi tempi un rivoluzionario, un eretico, potesse dirci qualcosa, come commenterebbe le azioni dei successori di Pietro?
Antonio Rosmini (accettabile come citazione in ambito ecclesiastico) nel 1966 dichiarava che: "La chiesa primitiva era povera, ma libera: la persecuzione non le toglieva la libertà del suo reggimento: nè pure lo spoglioviolente dè suioi beni pregiudicava punto alla sua cera libertà. Ella non aveva vassallaggio, non protezione, meno ancora tutela, o avvocatizia: sotto queste infide e traditrici demoninazioni si introdusse la serivtù dè beni ecclesiastici."
Cosa ha che vedere la chiesa attuale con quella primitiva? E come può tornare questa Chiesa a esere secondaria al potere temporale?
Chissà se Benedetto XVI, che invoca una redistribuzione della ricchezza, riuscirà a emulare un suo antico predecessore, Gregorio Magno che durante il suo pontificato (590-604) non esitò a svuotare le casse papali pur di soccorrere l'allora Roma affamata?